Charlie

doxa, Senza categoria

Il satiro ha nuovamente fatto il suo dovere, se così si può chiamare una soddisfazione dell’istinto. Ha usato una tecnica retroattiva: istigare reazioni sproporzionate “hanno fatto bene ad ammazzarvi un annetto fa!” e giudizi pseudo-critici “questa non è satira!”, fa sentire un po’ tutti, almeno per un momento, giudici del comportamento altrui. E già qui il satiro inizia il sacro rito della masturbazione. Egli sa di aver gettato inchiostro, senza neanche troppo impegno, su un pezzo di carta. Un disegnetto che può al massimo assurgere al rango di vago emblema di chissachè. Nulla più. I piccoli peccati dei giudicanti, invece, sono tutti sostanziali, fattuali. Ciò non basta. Qui c’è troppa logica, troppa ratio. Sapere di avere contro una infinita schiera di padri, madri, figli e figlie, tutti indignati, inorriditi, per il sacrilego sputo sull’ultimo altare sopravvissuto alla ormai lontana morte di Dio, quello della morte dell’Uomo… a questo punto il satiro eiacula. Può, soddisfatto, tornare a rintanarsi nel suo rigoglioso bosco.

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