Umile Omertà

doxa

Pensare alle differenze culturali tra la nostra e le altre popolazioni mi ha sempre divertito. Infatti non ho mai capito perché noi italiani ci comportassimo così ostinatamente da italiani

Tra i vari tratti caratteristici della nostra popolazione ritroviamo senza ombra di dubbio l’omertà. Durante gli studi, i professori ci hanno insegnano che l’omertà è un disvalore. Tuttavia nel tempo si arriva alla conclusione che la risposta non è poi così chiara: infatti esiste omertà ed omertà.

Se pensiamo al nostro paese in una prospettiva storica, ci rendiamo conto come l’omertà sia stata per lungo tempo uno dei nostri maggiori asset come italiani, nonché uno dei prerequisiti per la sopravvivenza della nostra identità nazionale.

Pensiamo al periodo che va dalle guerre d’Italia della prima metà del ‘500, fino all’unificazione del 1861. Un periodo storico sempre troppo poco approfondito durante gli studi liceali. Durante questi tre secoli siamo passati dall’essere il faro culturale (ed economico) dell’occidente*  a stato vassallo della prima potenza europea di turno.

Quando soggiogato, un popolo, ha solo due vie: omologarsi al vincitore o continuare a tutelare i propri interessi nonostante la presenza straniera.  Da qui la mia banale e raffazzonata conclusione: la nostra tendenza all’omertà è l’eredità culturale di un popolo, che seppur soggiogato, non ha rinunciato a tutelare i propri interessi. Essere omertosi infatti significa innanzitutto disconoscere  de facto l’autorità ed essergli antagonista al fine di tutelare il proprio gruppo. L’omertà crea una cortina sociale, un noi ed un voi.

Non a caso Mussolini, interrogato da Emil Ludwig, pronunciò il celebre:

Governare gli italiani? Non è difficile, è inutile!

L’emblematico “Francia o Spagna purché se magna” ci insegna ancor di più: a prescindere da chi nel tempo ha gestito il potere, gli Italiani  sono sempre stati bravi a farsi i cazzi loro.

*titolo che ormai conservavamo gloriosamente dalla fine delle guerre puniche.

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