Viaggio lontano

Senza categoria

E’ come se la frenesia del viaggio, della molteplicità delle esperienze, il parapendio, il salto con l’elastico, le gite subacquee, e tutto quel che si può riassumere in “gusto dell’esotico”, siano tendenze a cavallo tra un ritorno alla scimmia, una scimmia con aerei e treni per spostarsi, e il solito nichilismo mal superato, la paura che il tempo sia breve, cui consegue un completo abbandono ad un parossistico horror vacui.
Tante esperienze, tante scintille, nessuna degna di eterno ritorno.

Malgrado l’ingannevole apparenza per l’uomo di città il ritorno alla campagna, e ai suoi lenti ritmi, non è un ritorno alla scimmia. La città lo ha raffinato, quelle dinamiche sociali, quegli schemi lo hanno arricchito. Lì, nella fase sintetica di una ipotetica dialettica campagna-città-campagna , è forse il superuomo? il mio superuomo?

Dialettica alla hegel (?) campagna-città-campagna
Il contadino in campagna, quando non soffre lavorando la terra, si annoia (i giovani di provincia scappano verso la città), non è cosciente della sua ricchezza, non può sfruttare la sua ricchezza . Non è la campagna degli idilli.
Il cittadino che torna alla campagna vive quei paesaggi, quei ritmi e anche le ancestrali tradizioni agresti in modo diverso, più profondo. Porta con se’ le tecniche, i libri, i flauti. Solo ora, la campagna, è davvero locus amoenus.

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