Casa polare

Senza categoria

Sono stordito e mi muovo a stento. Barcollo su di una gamba ma perdo l’equilibrio. Mi rialzo. Mi guardo intorno alla ricerca di un appiglio forte; un qualsiasi cosa da stringere a se con violenza. Tutto scivola, tutto fugge: le energie, i rapporti, la coscienza. Sono solo senza neanche me stesso per compagno, misterioso alla mia mente.

Mi voglio bene, mi guardo con sguardo indulgente e tollerante. Lo sguardo di chi guarda distaccato lo scempio di una libertà obbligata. Un’ipocrita. Uno dei tanti.

La guerra al mondo muove i suoi passi nell’oblio del principio, nel vapore dell’assioma. Nelle leggi morali mai imparate, ma intuite. Quando tutto era bianco e niente era scritto. Al tempo in cui una lacrima era volontà, la disperazione salvezza.

Sono prigioniero di me stesso. Prigioniero del mondo. Un’ atleta non richiesto, una comparsa svogliata. Disprezzo chi mi racconta il contrario. Lotto la necessita’; ripudio la scarsità. L’essenziale e’ figlio dell’opulenza, nel vizio la vita. Piccolo meschino e ripugnante, mi piaccio cosi: lotto da gigante per non risolvermi.

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