Espropriazione

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Nel campo semantico della politica e dell’economia, questa parola dall’aspro suono esprime una violenza cruda, ma solenne; una violenza che non prevede spargimento di sangue, ma solo un perentorio e ieratico “questo non è più solo tuo”.

Tu fai il palazzone su terreno fertile? non lo dovevi fare, ma già che c’è, io te lo porto via.
Questa violenza non ha una giustificazione? Perchè il fatto che ci sia gente senza casa, senza cibo, senza libertà di scelta, ne ha una?
Siamo tutti sulla stessa barca, tocca pigliallo ar culo a rotazione.

Ci sono

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Ci sono quelli che sognano un’altra realtà,
ci sono quelli che vogliono trovare una loro posizione nella realtà,
poi ci sono quelli che fanno entrambe le cose… ed è proprio un gran casino.

I denti dei francobolli

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Mentre negli anni ’70 De Andrè si crogiolava nell’estetica del bombarolo, della prostituta, dell’anarchico e del prigioniero, un borghesotto di Milano faceva introspezione, esplorava l’individuo e il suo travagliato rapporto con il resto del mondo allora in subbuglio. Egli approfondiva e sviluppava un tema che veniva solo sfiorato dal Fabrizione nazionale durante il conteggio dei denti dei francobolli.

Stato etico

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Non vanno aiutati a casa loro. Il popolo francese deve costringere il presidente della repubblica, che ha il il vero potere conferitogli dalle forze armate, a rinegoziare prezzo e distribuzione degli introiti dall’estrazione di minerali e petrolio dalle ex colonie. A me non frega niente dei trattati commerciali e delle regole del libero mercato globalizzato. Per me il potere ce l’ha lo stato etico che lo può esercitare con lo spauracchio dei suoi mercenari (l’esercito non è etico per definizione, esegue e basta).

Robe come i 5 stelle le ho sempre viste come una cassa di risonanza delle idee rivoluzionarie individuali, per passare dalla improduttiva scala dell’organizzazione sovversiva a quella dello stato sovrano.

Che poi gli stessi 5 stelle tendano, invece, ad essere cassa di risonanza dei grossolani, se non vacui, discorsi da bar…. be’… tocca lavorarci su.

Così come l’artigiano e il contadino, che sono stati alienati dalla rivoluzione industriale cavalcata dal capitale, rivendicano il proprio fondamentale ruolo nel processo produttivo, così lo stato, ceduta l’autorità a quell’ente astratto e incosciente che è il libero mercato globalizzato, potrebbe lottare per riprendersela. Tuttavia, mentre il proletariato vince la propria battaglia solo quando è numeroso e stremato (in italia e in altri paesi europei abbonda la classe media, quindi non è il caso), lo stato, se tornasse etico , potrebbe in ogni momento incidere sulla storia.

Per questo sono ancora chino, anche se perplesso, su uno degli ultimi altari abbandonati e saccheggiati da tempo, ciononostante sopravvissuti alla tremenda caduta degli idola.

Inno all’irrequietezza

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Ma come fate ora a vivere e a morire
senza qualcosa da inseguire
ma come fate a viver tra la gente
con l’anima neutrale e indifferente.

E vero si perde un po’ il pudore a riparlare di morale
però mi fa un po’ schifo saltellare
dal fanatismo più feroce
all’abbandono più totale
e praticare nei salotti la tecnica furbastra
di fare a gara a chi è più a destra.

Confronto a questi ironici infedeli
senza il minimo spessore
è molto meglio la mancanza
più assoluta di pudore

Confronto allo snobismo dei guardoni distaccati e intelligenti
è molto meglio persino la retorica dei vecchi sentimenti
è molto meglio l’urlo disperato di un coglione
che muore e che ha bisogno di una nuova religione.

G.G.

Dedicato all’irrequieto, il più irrequieto di tutti.

Escher

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In adolescenza avevo alcuni quadri di Escher e Dali appesi nella camera. Ovviamente erano li per darmi un tono. Poi un giorno li ho tolti tutti, perché non riuscivo più a sostenere con gli ospiti quella stessa immagine che tanto tenevo a dare di me. Giustificare razionalmente una necessita’ irrazionale riduce l’uomo ad una condizione pietosa.
 
Negli anni ho tolto di tutto dalla mia vita. Non solo quadri. A volte ne sono rimasto sollevato altre volte meno.

Fettina di Merda

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Ero un cantante già affermato: Ombretta studiava russo e cinese. Guarda caso alla Statale di Milano. Andavo a prenderla con una macchina da cantante di successo, una Jaguar 4200. Il mio disagio nasceva dal fatto che  che non gliene fregasse niente a nessuno che io avessi una Jaguar, perché i ragazzi ritenevano che i valori veri fossero altri e questo mi mise un po’ in crisi

Quando poi anni dopo ho visto scritto sui muri “liquori gratis”, ho capito che volevano anche loro la loro fettina di merda, e questo non mi e’ piaciuto più, perché culturalmente non erano diversi dagli altri.